Genitori e adolescenti : rabbia cinque cose da fare e cinque da non fare
Amati, serviti coccolati. Va bene così, certo, ma allora perché spesso si arrabbiano, perché devono avere quegli attacchi di collera che ci fanno disperare?
Ma di chi stiamo parlando?
Ma di tuo figlio, o di tua figlia, perché la rabbia può esserci a 3 anni, 10, 13, 15, 20, diciamo pure che c’è sempre. Oh mamma mia che fatica!
È vero, è faticoso, ma la rabbia serve, è un emozione naturale.
Avere un buon rapporto con la rabbia è fondamentale per crescere. Oltretutto, se è opportunatamente usata, ha un impatto positivo che si può manifestare in tanti modi.
La rabbia è verso gli insegnanti, verso i genitori, verso se stessi, a volte si porta dietro un po’ di autolesionismo e ci si fa del male. Ma tant’è.
Il problema è che spesso di fronte alla rabbia dei figli i genitori devono gestire non solo le loro reazioni, ma anche le proprie. C’è un coinvolgimento emotivo fortissimo, nella rabbia. Non so perché, ma spesso finisce che la mamma o il papà empatizzano di più con il problema che con le emozioni del figlio o della figlia.
Spesso mi viene chiesto in consulenza: “Ma perché si arrabbia mia figlia (o mio figlio)? Come mai succede? Federica mi spieghi il perché?”.
Perché si arrabbiano i figli? Ma per tanti i motivi. Perché hanno preso un brutto voto, perché non ti sopportano, perché non sopportano l’amico, perché può essere una giornata no, perché possono avere emozioni sballate (e questo capita molto spesso con gli adolescenti con le loro ansie esistenziali), capita perché possono aver subito un torto dall’insegnante, o ossono forse avere del dolore fisico. Ci sono seimila variabili. Sì, forse sono un po’ troppe, non occupiamocene ora, perché quello che mi preme dirti, caro genitore, è come renderti utile positivamente nel momento in cui tua figlia o tuo figlio si arrabbia…
Cosa puoi fare?
Primo
Mantieni la calma, non rimproverarli, non urlargli contro.
Secondo
Attendi con tranquillità, con molta pazienza, che si calmino da soli (insomma, conta fino a 10, anzi a 20 o 30).
Terzo
Dopo che la rabbia è sbollita, ecco che ne puoi parlare.
Quarto
Siediti vicino a loro, serenamente, guardali negli occhi (mi raccomando: in quel momento non guardare per nessuna ragione il tuo cellullare!).
Quinto
A questo punto ascolta, ascolta, ascolta senza mai giudicare. È difficilissimo lo so, ma impegnati, promettilo.
Cosa devi evitare?
Primo
Devi (lo so è forte come verbo, un imperativo, ma così ti stimolo) evitare assolutamente di arrabbiarti con i tuoi figli. Rabbia genera rabbia.
Secondo
Non cercare assolutamente di farli ragionare: non è questo il momento adatto.
Terzo
Non prenderli in giro: non farlo mai!
Quarto
Non soffocare la loro rabbia, non soffocare l’emozione perché più la reprimi più le dai importanza e dunque più l’amplifichi.
Quinto
Non dare soluzioni, non dare consigli, non riempirli di domande, facendo così si sentono braccati e messi in gabbia, e la rabbia aumenta.
In conclusione
Carissimo genitore, non dimenticare che la rabbia è necessaria, e che esserne senza è sintomo di indifferenza. Tra quello da fare e quello che è da evitare nell’affrontarla, il modo migliore per insegnare ai propri figli a gestire le emozioni (la rabbia in questo caso) è quello di dare il buon esempio. Se noi genitori ci mostriamo capaci di gestire le emozioni in modo costruttivo, i nostri figli impareranno con successo, e in tempi brevi, a fare altrettanto. La rabbia è sbollita, adesso possiamo, con calma, affrontare il problema.
Sei un genitore e ti sembra che ultimamente tuo figlio sia strano,
non ride più con te, non riesci a parlarci e sta sempre attaccato al
telefono o al computer?
Ti trovi in difficoltà quando si comporta così e non sai cosa fare?
Come a tante altre famiglie capita anche a te di litigare in continuazione con i tuoi figli?
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